Design e Arte Programmata



Nell'intento di indagare il fenomeno della percezione visiva, nasce il Movimento dell'Arte Programmata, impegnato nello studio dei meccanismi di interazione tra lo spettatore e l'opera, nelle sue valenze non tanto formali ed emozionali quanto piuttosto percettive e psicologiche.

Attraverso l'introduzione di cinematismi, variazioni dei punti vista, elementi luminosi, variazioni di luci e forme, l'artista "programma" la sua opera per suscitare nell'osservatore specifiche reazioni. L'arte si configura come un processo più tecnico che estetico e prevede l'utilizzo intenzionale di calcoli fisici, illuminotecnici, e geometrici, e l'utilizzo di materiali non tradizionali, come plastiche, metalli, carte e cartoni, vetri, motori, ecc. Il tutto si attua attraverso l’uso di tecniche produttive tipiche dell’industria.

Gaetano Pesce, lampade da parete
Il Movimento nasce idealmente agli inizi degli anni '50; in particolare il suo manifesto di riferimento   può essere ricondotto al testo "Manifesto del macchinismo" scritto da Bruno Munari nel 1952.
In realtà lo spirito del nuovo fenomeno artistico fonda le sue radici già nelle avanguardie del primo '900, nel lavoro di artisti quali Vasarely, Munari, Mari, Tinguely, Bury, che sperimentavano il movimento come elemento integrante dell'opera.

La prima mostra dedicata espressamente all'Arte Programmata fu quella organizzata nel 1962 al negozio Olivetti di Milano da Giorgio Soavi e Bruno Munari. Tra i suoi partecipanti spiccano note figure dell'arte e del design italiani quali Bruno Munari, Enzo Mari, Gruppo T, Gruppo N, mentre alle successive edizioni parteciparono anche Getulio Alviani e il gruppo francese GRAV.

Nel 1965 Getulio Alviani (1938-2018) partecipa all'esposizione "The Responsive Eye" al Museum of Modern Art (MoMA) di New York, mostra che sancisce il culmine del successo del nuovo movimento artistico. Il suo lavoro è caratterizzato da una visione dinamica della materia che mette insieme geometrie, luce e forme modulari, dominato dal perseguimento della progettualità in ogni opera attraverso la guida del calcolo matematico. Collaborò intensamente con il mondo dell'industria, creando opere ed oggetti che prediligevano l'uso dell'alluminio, acciaio, legno laccato e laminati colorati.
Un esempio interessante della sua collaborazione con la nota azienda di arredi di design Tecno, diretta da Osvaldo Borsani, è rappresentata dal lotto 51 della prossima asta del 19 dicembre; un tavolo della collezione ABV con base in acciaio e piano in legno laccato dotato di alette ripiegabili per ottenere forme e funzioni variabili.


Getulio Alviani, tavolo della collezione ABV

Alla fine degli anni ’60 Gaetano Pesce (1939) è attivamente impegnato in ricerche di Arte Programmata.
In tale ambito realizza costruzioni formali astratte, geometriche e colorate; serigrafie ottiche, oggetti luminosi o cinetici, progetti di spazi flessibili, elastici, composizioni elaborate matematicamente e aperte all’intervento dell’osservatore che escludevano il mito della creazione artistica.
Si inserisce in questa ricerca formale la produzione progettata per Ny Form tra il 1964 e il 1968, una serie di oggetti luminosi realizzati in carta ritagliata e pieghettata a creare effetti dinamici di ombre e luci. Ne è un esempio la coppia di lampade da parete del lotto 127 dell'asta del 19 dicembre.


Gaetano Pesce, lampade da parete

Il mondo del Design, posto a cavallo tra l'arte e la tecnologia, diventa uno dei settori privilegiati in cui sviluppare la sperimentazione. Processi industriali, nuove materiali, progettualità, tutto si fonde in una miscela ideale per sviluppare le ricerche della nuova arte.


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